Se “io” sono “te”, vediamo che succede…

Ogni volta che entro in palestra, accade qualcosa che mi fa pensare irrimediabilmente a uno dei tanti autori che ho imparato ad apprezzare durante il mio percorso di laurea. Sono una psicologa infantile e da poco mi occupo anche di promuovere il programma Rugbytots nella città di Varese.

Quando sono in palestra, i miei piccoli rugbisti in erba riescono sempre a coinvolgermi con le loro trovate. La settimana scorsa, stavamo giocando a Mr Wolf, un gioco piuttosto conosciuto in Inghilterra, dove nasce il programma Rugbytots, forse un po’ meno qui da noi. Il gioco prevede che il coach faccia finta di essere un lupo, Mr Wolf per l’appunto, che per un po’ se ne sta buono buono e poi, d’improvviso, scatta e cerca di “morsicare” i piccoli rugbisti.

Beh, ho pensato, qui siamo nel regno del gioco di finzione, quello che permette ai bambini di trasformare una banana in un telefono e un pezzo di legno in un cavallo. Anzi, ancora meglio, questo è un vero e proprio gioco sociale in cui il coach e i bambini impersonano dei ruoli ben precisi, si immedesimano e plasmano la realtà a seconda dei propri scopi. Molti psicologi e pedagogisti hanno discusso dell’importanza del gioco in età infantile, non solo come espressione di un’attività ludica, per sua natura quindi piacevole, ma anche e soprattutto perché rappresenta una “palestra per la mente”, in cui i bambini possono fare esperienze significative in un contesto protetto e sicuro. Il gioco di ruolo, ad esempio, aiuta il bambino a sviluppare l’abilità di mettersi nei panni degli altri immaginando cosa l’altro pensi, creda, provi. Questa è un’abilità ritenuta fondamentale per gli esseri umani per adattarsi alle diverse situazioni sociali, essere flessibili, cooperativi ed empatici.

Bene, in quanto a flessibilità e cooperatività i miei piccoli rugbisti non sono secondi a nessuno. Dopo aver giocato un paio di volte a Mr. Wolf, hanno trovato un modo decisamente originale per gabbare il lupo. Uno di loro mi ha distratto attirando la mia attenzione, mentre l’altro tirava fuori una finta pistola dal fodero e mi sparava. Con tanto di “Pum, e adesso il lupo è morto. Ohhh”.

Risultato? Il lupo steso a terra, tutti felici in meta. Cooperazione. Flessibilità. Empatia.

Serena Petrocchi

Rugbytots Varese

Info 344 1314122

serena-at-rugbytots.it

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