Coach, mi fido di te!

La fiducia è tra gli aspetti fondamentali per la formazione e più in generale per il mantenimento delle relazioni sociali tra esseri umani. Pensate a cosa succederebbe, infatti, se non potessimo fidarci gli uni degli altri.

Io non imparerei nessuna nuova ricetta di alta cucina se non mi fidassi più di Carlo Cracco. Il mio vicino di casa non potrebbe investire i suoi soldi se non si fidasse più del consulente della sua banca. E mia suocera non si farebbe più curare dal suo medico, dal momento che non si fida più di lui. Spesso si usa il tanto bistrattato proverbio “fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio”…Pensate che brutto mondo sarebbe se non ci fidassimo mai di nessuno!

La psicologia insegna che nessuno nasce “senza fiducia”. Fidarsi degli altri è un percorso che si apprende fin da piccoli e si sviluppa lungo l’arco della vita. Ci sono vari comportamenti e atteggiamenti genitoriali che aiutano un bambino a sviluppare la fiducia verso gli altri, ma anche noi coach siamo chiamati in gioco in questo processo. Già, perché anche noi diventiamo per i nostri piccoli ruggers degli adulti di riferimento, tanto quando mamma, papà e la maestra.

E allora, come ci dobbiamo comportare per aiutare i nostri bambini ad avere fiducia negli altri? Sebbene non ci siano ricette buone per tutti, ci sono varie teorie che tentano di spiegare come si sviluppa la fiducia interpersonale nei bambini.

Ad esempio, si sa che i bambini sviluppano fiducia negli altri se hanno fatto esperienze con adulti che hanno saputo mantenere le promesse fatte. Se noi adulti sappiamo essere congruenti – ossia facciamo quello che diciamo – i bambini imparano che ci si può fidare di quello che dicono le altre persone.

Un altro importante aspetto è l’onestà: se gli adulti cosiddetti “significativi” si comportano con intenti benevoli e non manipolativi, i bambini costruiranno aspettative di un mondo in cui gli altri agiscono secondo scopi pro-sociali.

Infine, se gli adulti sono capaci di accogliere i bambini quando questi fanno esperienze negative o provano emozioni negative, i bambini impareranno che l’adulto è sensibile e risponde in modo adeguato al proprio disagio.

In tutto questo, il compito del coach diventa a prima vista complesso.

Come possiamo dare il nostro contributo personale durante una lezione di motricità con l’ovale?

Facendo semplicemente ciò che facciamo tutti i giorni in palestra: non promettiamo mai cose che non possiamo mantenere, ci comportiamo in modo onesto con i bambini senza creare inutili antagonismi tra loro e cerchiamo di essere accoglienti se non riescono subito a portare a termine un gioco o un esercizio che proponiamo loro. Insomma mettiamo in atto quotidianamente dei comportamenti che aiuteranno i nostri bambini a costruire delle buone credenze di fiducia negli altri.

Che soddisfazione poter fare un lavoro che consente di posare qualche mattoncino sul percorso che porta dei cuccioli a diventare uomini!​

Serena Petrocchi

Psicologa dell’età evolutiva

Rugbytots Varese

Info 344 1314122

serena-at-rugbytots.it

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