Campioni nel Calcio? Ma campioni ddé che?

Dirò una banalità: Il calcio è uno degli sport maggiormente seguiti nel mondo. Entra spesso come un virus, e anche se tuo papà non segue, si presenta ciclicamente ogni 2 anni a raccogliere nuovi appassionati, spesso tramite i campionati europei e mondiali. E’ quello che è successo a me col “Mundial” spagnolo del 1982.

Una passione che però si è affievolita sempre di più, col crescere di episodi che sono diventati pratiche comuni di uno sport bellissimo fino a quando lo giochi per strada, ma che per la sua parte ufficiale ha perso tutta la mia stima. Fine delle banalità, almeno spero.

Fatto sta che, una volta che il virus entrato, è difficile liberarsene del tutto. Sin da piccolo sviluppi amore per una particolare squadra e inizi a seguirla da casa davanti alla TV. Anche se hai 50 anni, la partita parla alla parte bambina di te, e quando sei bambino, durante la tua fase di crescita, sviluppi ammirazione e rispetto per i calciatori più bravi e vincenti, per quelli che rispondono all’appellativo di “campione”.

Ed è qui che si fa spesso la frittata… Perché quei gesti, quei comportamenti, quel percorso logico per cui sei vincente se fai un gol in più dell’avversario, tutto questo ragionamento te lo porti nella tua vita di tutti i giorni.

Che cos’è oggi un campione?

Perché esistono i campionati di calcio? Che cosa eleggono, ogni fine anno, questi tornei?

Atleti che diventano importanti figure di riferimento per i più piccoli, veri e propri esempi da imitare per arrivare al successo e raggiungere i propri obiettivi nella vita facendo un gol in più dell’avversario?

Prendiamo un aspetto a caso… Le buffe, teatrali, snervanti simulazioni. Mi viene da chiedermi, ma alla fine davvero ti senti un vincente perché la tua squadra ha fatto un gol in più del tuo avversario?

Ecco un ultimo episodio di “sceneggiata”, questa volta in Brasile, durante il match di seconda divisione tra le squadre di Goias e Vila Nova. In questa occasione i due calciatori Marcelo Corderio e Rossi si sfiorano appena e cadono a terra entrambi, magicamente nello stesso momento.

Guardare per credere!

Questo succede però anche nelle competizioni calcistiche più importanti e conosciute come ad esempio la Champions League, il torneo più blasonato d’Europa.

Sarà balzato agli occhi di molti il caso di Pepe, celebre difensore del Real Madrid che ha segnato profondamente il derby contro l’Atletico Madrid in occasione dell’ultima finale di Champions League.

Nella finale di Milano, Pepe si è reso protagonista diversi episodi di simulazione di fallo, “sceneggiate” messe in atto al fine di conquistare calci di punizione ottenuti con l’inganno. A tale comportamento antisportivo ripetuto per ben 2, 3 volte non è seguita  alcuna punizione disciplinare da parte dell’arbitro, il quale si è limitato a deridere il campione durante l’ultimo  tentativo plateale di simulazione.

 

Ora, a parte che nessun compagno di squadra e nessun componente dello staff tecnico ha richiamato il giocatore per il suo comportamento scorretto, la cosa che dovrebbe lasciare allucinata una persona “normale” è che questo comportamento sembra essere usuale tra i giocatori del Real Madrid, visto che poche settimane prima, il signor Marcelo, compagno di reparto di Pepe, ha raccolto fischi e pernacchi (una volta tanto) dal pubblico in un turno precedente di “Champions League” (Champions ddè che dico io…) quando non solo ha dato un accenno di testata all’avversario, ma ha anche simulato di essere stato colpito:

 

https://youtu.be/AJk8A1Am-nE

 

E lo stesso Pepe non è nuovo a questo comportamento.

 

 

In queste immagini il nostro eroe accusa un tremendo pugno al viso, a seguito di un leggerissimo contatto avvenuto con il difensore del Barcellona.

Occhio Pepe, Marcelo e compagnia bella, perché mentre la tua squadra fa un gol in più del tuo avversario, e tu alzi la coppa, ci sono molti bambini che stanno associando le tue simulazioni a questa cosa. Come se questa cosa fosse un passaggio necessario per arrivare ad alzare la coppa. Poi magari sei anche bravo a fare i palleggi, ma il campione non dovrebbe esserlo solo col pallone tra i piedi, perché se è solo per questo ci sono i giocolieri che – anche se non sono calciatori – sono molto meglio di te.

Ma la sportività, il sacrificio, il rispetto dove li hai lasciati? Come ti sei sentito nello spogliatoio dopo che hai vinto la coppa? Poi ti vuoi chiedere perché succede quello che succede sui campetti del mini-calcio la Domenica mattina…

La simulazione è diventata parte integrante del calcio

La cosa triste è che simulazione è diventata parte integrante di questo sport, si studia in allenamento, è diventata parte degli schemi.

Sto esagerando? Guarda questo allenamento del Barcellona con tanto di stuntman a far da maestri:

 

 

Un mondo dove il risultato finale di una partita è molto più importante del gioco e del rispetto dell’avversario non è il mondo in cui voglio vivere. Un mondo in cui durante una partita di calcio ogni scorrettezza è giustificata e apprezzata, se questa riesce a generare un vantaggio per la propria squadra non è il mondo in cui voglio portare mio figlio a “giocare”.

Continue sceneggiate, risse tra giocatori, insulti agli arbitri e agli avversari… Champions League, come dire, ognuno ha i campioni che si merita, ma non è questo il tipo di campione che mi interessa.

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