Aiuto mio figlio è “asociale”! Cos’è l’asocialità e come aiutare il bambino?

Come già detto in molti articoli di questo blog, i bambini non sono tutti uguali: ognuno presenta delle proprie caratteristiche fisiche, psicologiche e caratteriali, che lo portano a sviluppare particolari abilità motorie e sociali in tempi diversi.

Ad esempio ho già trattato in precedenti articoli, il caso di bambini timidi, cioè di bambini che soffrono di normale insicurezza e che non riescono ad affrontare immediatamente, e da soli, il mondo esterno. In tal caso, non devi preoccuparti, basterà assecondare i tempi di sviluppo di tuo figlio.

Oggi, però, voglio andare più in profondità e analizzare un caso più complesso; oggi ti parlerò dei bambini asociali e, per iniziare nel migliore dei modi, non posso non spiegarti in breve cosa s’intende per asocialità in psicologia.

Cos’è l’asocialità?

Innanzitutto voglio chiarirti che l’asocialità non è un patologia, ma è semplicemente una difficoltà nel relazionarsi verso il mondo esterno; cioè il bambino asociale ha una scarsa attitudine nel creare rapporti sociali con le altre persone.

Non essendo una patologia, l’asocialità può essere considerata come una scelta, più o meno consapevole, che fa il bambino, nel momento in cui pensa di essere inadatto e non nutre una profonda sicurezza in se stesso.

Ma cosa spinge il bambino a sfuggire dagli altri?

A seguito di diverse ricerche scientifiche e in particolar modo dallo studio portato a termine dall’Università dell’Arizona, è stato dimostrato che i bambini asociali non nutrono alcun desiderio di socializzazione, al contrario dei bambini timidi o ansiosi, che vorrebbero stringere nuovi legami, ma sono bloccati da paure e preoccupazioni.

A scuola, proprio per questa particolare assenza di desiderio sociale, i bambini asociali sono anche meno tartassati dai bulli; vivono nell’assoluta indifferenza e solitarietà.

Come aiutare un bambino asociale?

Ovviamente è possibile aiutare il bambino a superare l’asocialità, aiutarlo a stringere nuovi rapporti sociali e, ancor prima, a desiderare di instaurare un contatto con i propri coetanei.

La parola segreta è “stimolarlo“: crea situazioni che lo spronino a socializzare con altri bambini. Un’occasione importante potrebbe essere lo sport di gruppo, cioè una situazione di divertimento da condividere con altri bimbi. In questo modo tuo figlio sarà costretto a socializzare, senza neanche rendersene conto e sopratutto… divertendosi!

Infine cerca di non proteggerlo eccessivamente dal mondo esterno, nello specifico tenta di non mostrargli l’ambiente esterno come una trappola dalla quale fuggire e proteggersi, ma un spazio dove poter correre, saltare, giocare, insieme a tanti nuovi amichetti.

Aiutare un bambino asociale è possibile… e il primo passo spetta proprio ai suoi genitori.

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